ReteCinema

Cerca

Vai ai contenuti

Menu principale:


Lanterna magica

ELEMENTI DEL LINGUAGGIO > Pre-cinema

Lanterna magica e taumaturgica

di Stefano Gambelli

La definizione tratta dall’Enciclopedia dello Spettacolo riporta: «Apparecchio ottico per la proiezione su schermo di immagini dipinte con colori translucidi su lastra di vetro». Definizione assai neutra, in verità. La si confronti con quella settecentesca: «Piccolo apparecchio che permette di vedere nell’oscurità, su una parete bianca, spettri e mostri spaventosi, sicché coloro che non conoscono il segreto della proiezione pensano ciò avvenga per arte magica» (Richelet, Dictionaire Philosophique).
Quale la sua origine? Edgar Morin, parlandone a proposito di “cinema e uomo immaginario”, nel libro omonimo, la riconnette evocativamente al teatro – ma forse meglio sarebbe dire “universo” – delle ombre, di antica tradizione asiatica. Non a caso, una delle prime descrizioni di questo strumento si deve a Athanansius Kircher, erudito orientalista e collezionista di cose esotiche, che nel suo Ars Magna Lucis et Umbrae (1671) parla di «lanterna magica o taumaturgica». Strumento visivo nato dalla leonardesca «camera obscura», dispensatore di fantasmagorie e di sogni, e al tempo stesso destinato a riaffiorare fino all’Ottocento nella trattatistica scientifica (si pensi alle Dissolving Views del Polytechnic di Londra); artificio ottico eminenetemente spettacolare, che gode nel XVIII secolo della più alta considerazione in ambito accademico (il “microscopio solare” di Jean-Paul Marat; il “Megascope” di Jacques-Alexandre Charles); mezzo visuale che in alcuni secoli di vita concorre a comporre e ricomporre mondi vicini o lontani, stranieri o familiari, ma pur sempre “remoti” e “diversi allo sguardo e al tempo stesso veicolo di diffusione di inattese visioni del mondo e sul mondo grazie e a un peregrinare di lanternisti e impresari di spettacoli per le strade di Anversa e di Palermo, di Teheran, nella campagne venete e nelle lande dell’America Latina.
Nasce con esso, e con analoghi strumenti ottici, un nuovo sguardo, frutto dell’incontro tra l’occhio e l’obiettivo, della scoperta visiva dei Nuovi Mondi e dell’esplorazione visuale di Altri Mondi: in quel passaggio dalla stabilità al movimento e in quel ritorno al viaggio che caratterizza la società europea tra Seicento e Settecento, «una folla anonima di venditori di sogni visivi percorre instancabilmente l’Europa e, nello stesso tempo, parte alla volta del continente asiatico e americano» (
Geografia del precinema, a cura di G.P. Brunetta e C.A. Zotti Minici, Grafis Edizioni, Bologna 1994). È il tempo della ricognizione oculare e della scoperta visiva: lente, specchio e schermo declinano un percorso della visione che lega e connette l’esplorazione geografica del mondo con l’esplorazione anatomica del corpo umano, il microscopio e il telescopio con le “lanterne magiche” e i “mondi niovi”, la sperimentazione scientifica con lo spettacolo ottico, la conoscenza della terra con il predominio della vista. Gli orizzonti dello sguardo si dilatano: «Lanternes magiques, piéces curieuses à voire».
Dall’astronomia alla satira politica, dal romanzo popolare alle apparizioni spettrali, dalla storia religiosa alla storia recente: tutto un repertorio non solo iconografico ma pure immaginativo si amplia e si diffonde veicolato dalle tecniche di una comunicazione che da visiva si fa facendo visuale.
Riflesso tecnico (ma mai davvero tale) di tale trasformazioni sono gli stessi dispositivi che vengono introdotti per accrescere la meraviglia o tener sempre desta la curiosità: si pensi all’uso di vetri circolari a disegni plurimi o ai chassis-porta immagini per una più rapida sostituzione dei disegni o alle pionieristiche “proiezioni animate” mediante meccanismi simili a quelli delle ombre cinesi o alle celeberrime “fantasmagorie”, otticamente perfette, accompagnate da effetti sonori, del XVIII secolo.
Nell’Ottocento, come è noto, il dominio dell’uomo sul visibile vorrà dirsi, se non farsi, completo: la lanterna magica, che nel frattempo è stata oggetto di numerosi perfezionamenti (nel 1839 Henry Langdon Childe mette a punto lo spettacolare meccanismo della dissolvenza) raggiunge l’apice del favore popolare, dell’attenzione specialistica, dell’interesse erudito. Il suo impiego copre sia la sfera dello spettacolo pubblico (il Christal Palace di Londra venne attrezzato come sede fissa per elaborate proiezioni) sia quello del divertimento domestico (è l’epoca d’oro della versione giocattolo), negli atelier fioriscono infiniti piccoli capolavori su vetro che mutuano i propri soggetti dai differenti campi del sapere, dell’arte, della tradizione; nei laboratori ottici prosegue la ricerca tecnica e scientifica: si raffina l’animazione mediante la scomposizione del movimento, ci si avvicina alla sua restituzione mediante l’uso di più immagini successive. Tuttavia la funzione visiva e visuale della lanterna magica è ormai giunta alla fine: presto le virtù fantasmatiche e illusorie della lanterna verranno soppiantate dagli aneliti realistici di altri mezzi di “riproduzione” del visibile, mentre all’occhio si aprono i nuovi territori della fotografia, del cinematografo e infine del cinema. Non più magica, non più taumaturgica, la lanterna diverrà mero sussidio di altre forme di spettacolo, di altre finzioni, di altre “illusioni”: eppure mai negletta, mai davvero perduta, lo stesso nome si manterrà sinonimo di visioni bizzarre, di proiezioni fantastiche, di giochi di luce e di ombra: madre fortunata dell’uomo immaginario.

(Stefano Gambelli, Lanterna magica e taumaturgica, nel Catalogo a corredo della II° edizione del Salone del Cinema, Ancona 1999, pp. 62-64)

Guarda una presentazione della Lanterna magica
(di V. Meloni e V. Pasquali)

Stampa questa pagina

Home Page | CHI SIAMO | CONTATTI | COMUNICAZIONI | NEWS | BLOG | ELEMENTI DEL LINGUAGGIO | FORME DEL DISCORSO | ANALISI DEL FILM | CINEDIDATTICA | LINKS | FILM SITI RIVISTE LIBRI | ARCHIVIO | E-LEARNING | Mappa del sito

"Aggiornato il 07 ott 2013"

Torna ai contenuti | Torna al menu