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Che cosa vedono gli studenti

ANALISI DEL FILM > Esempi > Fascino dell'analisi

Che cosa vedono gli studenti?

Un esempio tratto dalla pratica didattica: osserviamo parte di una sequenza de Il ragazzo dai capelli verdi (The Boy with Green Hair, 1948) di Joseph Losey. Piero, il protagonista, si trova in una stanza della scuola dove sono appesi manifesti di una campagna umanitaria in aiuto agli orfani di guerra; anche Piero è un orfano di guerra, ma non lo sa, nessuno glielo ha comunicato, forse lo immagina e lo teme. Neanche allo spettatore è stato comunicato che il ragazzo è orfano: come il personaggio forse lo immagina. In questa sequenza il film rivela, prima che avvenga la “comunicazione ufficiale”, la condizione del ragazzo
SEQUENZA
È naturalmente
l’ombra di Piero proiettata sul muro accanto ai manifesti che
ritraggono orfani di guerra a rivelarcelo.
Studenti di scuola elementare e di scuola media chiamati ad osservare
l’inquadratura e ad indicarne gli aspetti a loro viso più significativi, hanno concentrato l’attenzione su differenti elementi compositivi, non nominando però quell’ombra. Trattandosi appunto di ombra, di lume diminuito, e non di oggetto materico, tangibile, l’hanno esclusa dal riconoscimento cognitivo se non dalla percezione stessa quasi riportandoci, a loro modo, alla natura stessa del cinema, alla sua invenzione, ai suoi precursori: alla grande arte della luce e dell’ombra, alla magia del nuovo spettacolo, allo sgomento dei primi spettatori davanti alla locomotiva entrante nella stazione di La Ciotat

Ombre celebri nella storia del cinema:

SEQUENZE DA:
Il Gabinetto del dottor Caligari (Das cabinett Dr.Caligari, 1920) di R. Wiene
Nosferatu il vampiro (Nosferatu. Eine Symphonie des Grauens, 1922) di F.W. Murnau
M, il mostro di Dusseldorf (M, 1931) di F. Lang
Più in generale in tutto il cinema espressionista tedesco le ombre rivestono un ruolo importante. Si veda in proposito il bellissimo libro di Lotte Eisner,
Lo schermo demoniaco, Editori Riuniti, Roma 1991 (1983).

Wim Wenders ne I fratelli Skladanowsky (Die Gebrüder Skladanowsky, 1995), dedicato agli sfortunati e misconosciuti pionieri berlinesi, attraverso lo sguardo e le emozioni della piccola Gertrud S. ben rappresenta il passaggio, il salto, il volo, dalla visione offerta dagli apparecchi del precinema (nel film, ombre cinesi, lanterna magica, zootropio o “ruota delle meraviglie”) al “bioscopio” (il primo esemplare di macchina da proiezione): soltanto questo è in grado di dare visibilità ai sogni e sostanza alle ombre, di far apparire il prediletto zio Eugen, partito con un circo, come se fosse lì e vero, in carne ossa, piroette e sorrisi, accanto alla nipotina.
SEQUENZA
Storia mirifica quella dell’invenzione del cinematografo e degli strumenti di visione ad essa precedenti, capace, in termini di fascinazione didattica, non solo e tanto di far conoscere agli studenti i processi ottici, meccanici, chimici che l’hanno determinata quanto di condurli ad un’idea di “costruzione” del mostrare e del vedere, di rappresentazione, sguardo e uomo immaginario.

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"Aggiornato il 07 ott 2013"

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